Missione Zambia 2026

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8 interventi salvavita, un altro volo che avvicina la cura.

Ci sono luoghi in cui nascere con una cardiopatia congenita significa avere pochissime possibilità.

E poi ci sono momenti in cui queste possibilità arrivano.
Non per caso, ma perché qualcuno decide di accorciare le distanze.

Dal 21 al 28 marzo 2026, al National Heart Hospital di Lusaka, in Zambia, si è svolta una nuova missione di cardiochirurgia pediatrica nell’ambito del programma Cuore di Bimbi, realizzata da Mission Bambini insieme a un team sanitario italiano altamente specializzato.

Una settimana intensa, fatta di interventi, diagnosi, collaborazione.
E di vite che cambiano direzione.

Otto interventi, venti bambini visitati

In sei giorni di attività clinica sono stati eseguiti 8 interventi cardiochirurgici pediatrici salvavita su bambini di età compresa tra i 2 mesi e i 14 anni, affetti da gravi cardiopatie congenite.

Tra le patologie trattate: difetti del setto ventricolare, tetralogia di Fallot, truncus arteriosus e difetti del canale atrioventricolare. Condizioni complesse, che senza un intervento tempestivo non lasciano possibilità.

Accanto alla chirurgia, sono stati valutati 20 bambini attraverso esami ecocardiografici: un lavoro fondamentale per individuare nuovi pazienti e costruire percorsi di cura futuri.

I risultati clinici sono stati positivi nella quasi totalità dei casi. Purtroppo uno dei piccoli pazienti, affetto dalla cardiopatia più grave trattata durante la settimana, non è sopravvissuto a complicanze post-operatorie. Un esito che ricorda quanto ogni intervento sia una sfida, e quanto ogni vita salvata sia ancora più preziosa.

Portare competenze, costruire autonomia

La missione ha coinvolto un’équipe multidisciplinare composta da cardiochirurghi, anestesisti, cardiologi, infermieri di terapia intensiva e perfusionisti provenienti da importanti centri italiani.

Ma il lavoro non si è fermato alla sala operatoria.

Ogni missione è anche un investimento nel futuro: formazione, affiancamento, scambio di competenze con il personale locale. Un processo essenziale per rendere gli ospedali sempre più autonomi nella gestione dei pazienti pediatrici complessi.

Se da un lato la collaborazione con alcune unità locali è già solida, dall’altro emergono ancora fragilità, soprattutto nell’ambito dell’anestesia e della terapia intensiva pediatrica. È qui che il lavoro deve continuare.

Perché la cura non è solo intervento: è la relazione che prosegue nel tempo con il paziente, con il medico, con l’ospedale, con il Paese.

Rendere possibile il viaggio

Anche in questo caso, la cura è iniziata molto prima della sala operatoria. Con l’individuazione del bisogno, la programmazione, il coinvolgimento dei donatori.

Attraverso l’organizzazione e il finanziamento dei voli, contribuiamo a rendere possibile ciò che altrimenti non lo sarebbe: il viaggio verso la cura, per i bambini e per le équipe mediche che li raggiungono.

Un intervento che è insieme semplice e decisivo.
Perché senza quel volo, tutto il resto non può accadere.

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